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portogallo in numeri

Portogallo in numeri

Posizione geografica

Il Portogallo, ufficialmente Repubblica portoghese, è uno Stato dell’Europa meridionale.

Fondato nel 1143, occupa una superficie totale di 92.212 Km2. La terraferma si trova nell’estremo sud-ovest della penisola iberica, al confine con la Spagna a nord e a est e con l’Oceano Atlantico a ovest e a sud.

Il territorio portoghese comprende anche due regioni autonome: gli arcipelaghi di Madeira e le Azzorre, situate nell’Oceano Atlantico. L’arcipelago di Madeira è formato dalle isole di Madeira, Porto Santo, Desertas e Selvagens.

L’arcipelago delle Azzorre è composto da nove isole e alcuni isolotti: Santa Maria, São Miguel, Terceira, Graciosa, São Jorge, Pico, Faial, Flores e Corvo.

Clima

Il clima portoghese è caratterizzato da inverni miti ed estati miti, che variano però da regione a regione. Al nord si registrano maggiori precipitazioni e temperature più basse, ma è nell’entroterra che si registrano le maggiori ampiezze termiche. A sud del Tago, il fiume più grande della penisola iberica, si fanno sentire gli influssi mediterranei, con estati molto calde e lunghe e inverni brevi e poco piovosi. Madeira ha un clima di tipo mediterraneo con temperature miti tutto l’anno.

Le Azzorre hanno un clima marittimo temperato con abbondanti precipitazioni.

Popolazione

Il Portogallo è un paese con 10,6 milioni di abitanti (2011) e una densità abitativa di 115,4 abitanti/km2, con una maggiore concentrazione di popolazione lungo la fascia costiera.

Economia

L’economia portoghese ha subito diverse e profonde trasformazioni negli ultimi decenni. Dall’economia dell’Estado Novo, fortemente basata sull’agricoltura e l’industria, a un modello coloniale, corporativista e protezionista, supervisionato dallo Stato, il Portogallo iniziò progressivamente, dall’inizio degli anni ’70, ad eliminare le restrizioni e ad aprire la sua economia al mondo esterno.

Anni ’90

Con la rivoluzione del 1974 e la fine del regime colonialista, il Paese ha attraversato un periodo di assestamento e di continuo ammodernamento del modello economico. Durante gli anni ’90 il Portogallo ha seguito una politica economica determinata dai criteri di convergenza dell’Unione economica e monetaria (UEM). Il processo di convergenza nominale si è concluso con successo, con il nostro Paese che è riuscito ad integrarsi nell’Eurozona sin dalla sua creazione nel gennaio 1999. Ciò ha comportato il rispetto di una serie di criteri quantitativi legati al perseguimento di una politica macroeconomica rigorosa e credibile.

Da allora, in termini di struttura dell’economia, c’è stato un predominio crescente del settore dei servizi, analogamente a quello di altri partner europei. Nel 2018 il settore primario rappresentava solo il 2,7% del VAL (contro il 24% nel 1960) e il 5,8% dell’occupazione; mentre l’istruzione secondaria rappresentava il 21,9% del VAL e il 24,1% dell’occupazione. In quell’anno, i servizi hanno contribuito per il 75,3% al VAL e hanno rappresentato il 70,1% dell’occupazione.

Cambiamenti

Oltre a una maggiore incidenza dei servizi nell’attività economica, negli ultimi decenni si è verificato un cambiamento significativo nel modello di specializzazione dell’industria manifatturiera in Portogallo: si è modernizzata, passando dalla dipendenza dalle attività industriali tradizionali a una situazione in cui nuovi settori, di maggiore incorporazione tecnologica, hanno guadagnato peso e una crescita dinamica, con enfasi sul settore automobilistico e dei componenti, elettronica, energia, farmaceutica e nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Industrie

L’industria, che in passato è stata determinante per lo sviluppo economico e sociale europeo, ha perso rilevanza con lo sviluppo del settore dei servizi. In Portogallo, l’industria manifatturiera è passata dal 18,1% del PIL nel 1995 al 13,5% nel 2019, al di sotto della media europea del 16,5% nello stesso anno. Pertanto, l’industria è ora vista come un’area prioritaria per la ripresa e la modernizzazione dell’economia nazionale, parte di una transizione ecologica e digitale, secondo i termini del Piano di ripresa e resilienza (PRR), approvato dalla Commissione europea.

Questo piano, la cui attuazione è prevista entro il 2026, si basa su una significativa industrializzazione nazionale che si svolge in un contesto internazionale di decarbonizzazione, quindi basato su investimenti in idrogeno pulito, nel quadro del Patto ecologico europeo e dell’Accordo di Parigi. L’industrializzazione nazionale sarà quindi evidenziata nel piano, al fine di contribuire agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2020 e garantire un miglioramento sostenibile del tenore di vita della popolazione.

Pandemia e restrizioni

Questa esigenza è diventata evidente durante la crisi pandemica, come pilastro essenziale di un’economia resiliente che riduca la sua dipendenza dall’esterno e l’esposizione ai rischi di nuove interruzioni nelle catene del valore. Sempre in termini di servizi, la posizione geografica del Portogallo, che gode del clima mediterraneo moderato dall’influenza dell’Atlantico, così come l’esteso litorale, unito alla storia e alla cultura, supportano un’importante e crescente industria turistica. A causa della pandemia e delle restrizioni alla mobilità, il settore del turismo ha registrato un calo storico nel 2020.

Prevista la sua ripresa, con il superamento della pandemia e il ritorno alla libera circolazione, il settore è ancora evidenziato anche nel PRR, in un’ottica di ammodernamento e rafforzamento della competitività.

Il turismo, infatti, è una delle aree prioritarie di azione in piani come la Strategia Nazionale per la Ricerca e l’Innovazione di Specializzazione Intelligente (ENEI) e Occupazione + Digitale 2025 – un programma di formazione sulle tecnologie digitali incentrato sull’innovazione e la trasformazione digitale. Rafforza inoltre il riferimento al concetto di crescita verde e blu, potenzialità o opportunità legate agli ecosistemi, agli idrosistemi e all’oceano, cioè alle “soluzioni basate sulla natura”.

Il Portogallo è tra le 50 maggiori economie del mondo e fino al 2020 aveva prospettive di crescita positive. Lo shock economico derivante dalla crisi causata dalla pandemia del virus SARS-CoV-2 ha frenato questa tendenza, provocando un forte calo dell’attività.

Tuttavia, oggi, con la campagna vaccinale e il sostegno alle politiche pubbliche, le previsioni macroeconomiche indicano la ripresa dell’economia nazionale, che dovrebbe raggiungere il livello di prodotto pre-pandemia dopo il 3° trimestre del 2022, secondo i dati Ocse.

Turismo

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